RECENSIONI

Mario Dalbesio, che ho ascoltato più volte, è perfettamente in grado di assumere qualsiasi compito artistico, anche il più arduo, grazie ad una preparazione musicale e strumentale di altissimo livello
“Aldo Ciccolini”

Dalbesio, pianista senza retorica
“Massimo Mila – La Stampa”

Suona, Dalbesio, con sicura originalità e, a tratti, con un’ intensità davvero rara. ..si direbbe che detesti l’ovvietà e ciò lo porta, quasi costantemente, a deviare su strade che bordeggiano la tradizione senza violentarla, ma anche evitandola accuratamente…. é un pianista che riesce a fare della poesia. Di questi tempi non ce ne sono molti.
“Alessandro Baricco – La Repubblica”

Mario Dalbesio possiede una tecnica impressionante… diversi esecutori sono soliti trattare liberamente la partitura chopiniana, permettendo al carattere del materiale di quel preciso momento di dettare i tempi e la libertà del rubato di una frase e addirittura della singola battuta. Rubinstein è probabilmente il più famoso esponente di quest’approccio che, personalmente, ritengo fondamentalmente errato poiché violenta l’integrità della linea agogica voluta da Chopin e offre solo una base all’indulgenza nei propri confronti. In molti aspetti, il modo di suonare di Mario Dalbesio segue questa metodologia, seppur senza alcune tra le caratteristiche più opinabili. Nel movimento lento della sonata n° 3 di Chopin, la proiezione delle linee e dei toni era meravigliosamente bella.
“Martin Adams – Irish Times”

Dalbesio conquista l’Auditorium con i chiaroscuri di Brahms e il fascino romantico di Chopin… ha tenuto inchiodato per due ore (coppia di bis nonostante l’ora tarda) l’attentissimo pubblico dell’Auditorium…. i prodigi compiuti nell’ultimo movimento della sonata scubertiana….benissimo la sonata di Chopin, con note pensate una per una e nessuna apertura all’acrobatismo….grandi momenti romantici, dunque per Dalbesio
“Alberto Rizzuti – La Stampa”

Dalbesio e le magie di Bramhs…..il pianismo intimo e meditato di Dalbesio ha bisogno di spazi vasti per effondere tutta la sua poesia: per questo eleggiamo l’ampia sezione in 6/4 della Quarta Ballata di Brahms a luogo massimamente indicativo della fine sensibilità dell’interprete
“Alberto Rizzuti – La Stampa”